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Decreto Dignità, Di Maio: lavoriamo per le famiglie

Le nuove regole introdotte dal decreto dignità porteranno le imprese a rivedere i processi organizzativi sulla gestione delle risorse umane. Il prossimo effetto di irrigidimento sul mercato del lavoro non è il risultato di un esercizio teorico. Se con l’impianto delineato dal Jobs act i datori erano infatti sicuri di poter contare su un polmone di flessibilità (da non confondere con “precarietà”), per far fronte alle variabili dei rispettivi settori, ora non sarà più così: l’uso dei contratti a tempo determinato potrà avvenire con il contagocce. Le aziende, in questo senso, trovandosi prive della giusta cornice di flessibilità dell’impiego, saranno portate ad adottare politiche di maggior turnover. Da qui l’affondo di Berlusconi contro il decreto che — come ha scritto ieri in una lettera al Corriere della Sera — danneggia «le aziende» e fa tornare «Il peggio della sinistra dirigista». Si aprono due fronti. Il primo, più scontato e diretto, con il M5S, che con il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio il decreto l’ha fortemente voluto e lo difende a spada tratta: «Berlusconi è preoccupato perché il nostro provvedimento è contro le lobby». L’altro fronte con la Lega. Perché FI e il Carroccio restano ufficialmente alleate, ma il leader azzurro nella sua critica durissima a provvedimenti che «riducono posti di lavoro, favoriscono il lavoro nero» e fanno del male sia ai lavoratori che alle aziende, chiama in causa anche Salvini e i suoi, dicendosi «certo» che si batteranno contro il decreto «tutti gli eletti con il programma del centrodestra». Nella Lega regna il silenzio. A replicare però c’è il M5S. Con parole di fuoco da parte di Di Maio: «Berlusconi — dice il vicepremier — è preoccupato per il decreto dignità? Forse perché abbiamo tutelato gli interessi delle fasce più deboli e non quelle delle lobby del gioco d’azzardo delle sue tv», dice. Mostrando di non voler fare passi indietro: «Se ne faccia una ragione, noi continueremo a lavorare nell’esclusivo interesse delle famiglie!».

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