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Decreto dignità: posizioni di sindacati e Pd

A nove giorni dal via libera in consiglio dei ministri, e a otto giorni dalla conferenza stampa indetta a palazzo Chigi per illustrare le nuove regole, il decreto estivo (primo vero atto di politica economica del governo Conte), non ha ancora visto la luce. Il confronto sulla messa a punto è proseguito anche ieri, così come la ricerca delle coperture: sono così slittate a oggi sia la bollinatura della Ragioneria sia la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, salvo ulteriori rinvii legati alla firma del Capo dello Stato. Il braccio di ferro è tutto interno alla maggioranza, con la Lega che preme per apportare robuste modifiche al giro di vite sul lavoro a termine e stagionale; e chiede,a gran forza, il ripristino dei voucher, i buoni lavoro cancellati in fretta e furia dal governo Gentiloni lo scorso anno al solo scopo di evitare il referendum abrogativo della Cgil. Il Partito democratico rischia di dividersi sul decreto dignità. La prima avvisaglia di un’ennesima lacerazione del Partito democratico si è avuta quando, una settimana fa, Susanna Camusso, in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che quel provvedimento va nella «giusta direzione». Per la sinistra interna, che già era tentata di votare quanto meno alcune parti del decreto, è stato il segnale del «tana libera tutti». Andrea Orlando ritiene che Il Pd dovrebbe appoggiare la stretta sui contratti a termine e la parte sulle causali.

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