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Le notizie principali del 14 giugno 2016

quotidianiPolitica interna

Ballottaggi. I bilanci e i conti delle grandi città che si sfideranno ai ballottaggi di domenica, Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna rappresentano uno dei banchi di prova più importanti dei nuovi sindaci. A cui però le amministrazioni si presentano in ordine sparso. La strada è tutta in salita nella Capitale dove a pesare sui conti ci sono circa 12 miliardi di debito maturato prima del 2008 che drena 500 milioni l’anno destinati allagestione commissariale. A fronteggiare un debito che quest’anno è previsto a quota 2,8 miliardi, c’è anche Torino. Debito su cui Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle ha annunciato una ricognizione e una verifica sui derivati. Mentre Piero Fassino si è impegnato a incrementare le risorse per i servizi al cittadino. E se Milano si presenta con un bilancio di circa 3,miliardi e un indebitamento di circa quattro, difficile da ridurre a causa degli interessi, gli altri nodi da affrontare sono i trasferimenti statali, in calo dal 2010 di 350 milioni, e le tasse. Inoltre, nelle città chiamate al secondo turno si stanno realizzando delle intese, anche non esplicite, tra formazioni solitamente avversarie. Comunisti folgorati dai grillini, berlusconiani convertiti al Pd. Ancora, ultra leghisti e estrema destra con il Movimento 5Stelle nel cuore e strane alleanze tra nemici giurati: beato chi ci capisce qualcosa, in queste comunali che mettono nel frullatore ven’anni di certezze ed alleanze. II leghista Mario Borghezio, noto al grande pubblico soprattutto per gli affondi sugli immigrati e l’Islam, a Torino sposa la causa della cinquestelle Chiara Appendino. E lei non respinge le avances. A Bologna i pentastellati ricambiano il favore e si schierano con la “padana’ Lucia Borgonzoni.. A Roma, Virginia Raggi raccoglie una contraddittoria compagnia che si estende da un capo all’altro dell’arco parlamentare: un pezzo di Sinistra Italiana, la Lega nord, l’ex primo cittadino Gianni Alemanno.

Italicum. De Magistris, aspirante leader antirenziano, guarda più al referendum di ottobre che alle elezioni del 2018. Ben oltre le parole, pure forti, usate in campagna elettorale. Quel “Renzi ti devi cacare sotto”, ha urlato dal palco nel giorno della presentazione delle liste. A Napoli, non solo il sindaco ma l’intera giunta comunale di Napoli si schiera ufficialmente contro il referendum costituzionale. Non si può dire che sia la città di Napoli a mettersi contro la proposta di riforma, e quindi contro il governo Renzi, perché si tratta di un atto di giunta e non del consiglio comunale. Ma è comunque una presa di posizione forte. “Non ho alcuna intenzione di modificare l’Italicum. Non lo farò né ora né dopo il referendum costituzionale, per un poker di buone ragioni. Se lo mettano in testa” di tutta risposta dichiara il premier Renzi. La frase è  rivolta sia alla minoranza interna sia agli alleati centristi di Alfano e Verdini. Complice un’attesa non ottimistica dei risultati elettorali di domenica prossima, insieme a una certa fiammata nostalgica per le coalizioni allargate stile Ulivo, nei palazzi si è infatti diffusa la convinzione che, dopo le amministrative (soprattutto se i candidati Pd dovessero perdere), si potrebbe riaprire il cantiere della nuova legge elettorale.

Politica estera

Attentato Usa. Obama nega un legame diretto fra le motivazioni per l’attentato di Omar Mateen e l’estremismo islamico. Ieri il Presidente ha parlato di “terrorismo interno”, ha escluso un “complotto di ampio raggio» o che ci fossero ordini «diretti dell’Isis all’assassino Omar Mateen”. Conosciamo la sua logica non vuole offendere 1,6 miliardi di musulmani nel mondo che vivono in pace. Ora immaginate l’impatto di queste sue affermazioni sull’opinione pubblica americana che deve votare per la Casa Bianca del 2016 e che ha appena ascoltato la dichiarazioni di Mateen in cui giura fedeltà all’Isis da dentro la discoteca. O che ha letto i messaggi in cui Isis da istruzioni ai suoi seguaci in occidente di non mettersi mai in contatto diretto con loro, ma di colpire lo stesso gli obiettivi che ritengono più opportuni da soli, appunto da “lupi solitari”. Obama continua avolersi affidare alla logica e alla correttezza politica in un mondo post-trumpiano in cui tutti sembrano preferire le cose per quello che sono. “Inutile nasconderlo, adesso abbiamo paura. Non ci saremmo mai aspettati di diventare un t arge t per i terroristi , ma  ora abbiamo chiesto alla polizia di proteggerci e noi stessi stiamo predisponendo un servizio di sicurezza” Robert Domenico, 40 anni, fa parte del ‘board dei di rettori’ del club ‘Pulse’, il locale di Orlando dove sabato notte sono state uccise 49 persone e ferite altre 53. A portare la sua solidarietà anche  l’imam Muhammad Musri che si presenta sul luogo della strage, ancora sigillato dalla polizia. “Sono molto preoccupato. Da sabato abbiamo ricevuto centinaia di messaggi minacciosi. Sono segnali diversi dal passato”.

Usa, intervista Clinton e Trump. Tragedia a Orlando. “È stato un attentato terroristico. L’Is ha rivendicato, ma non sappiamo ancora con certezza se abbia avuto un ruolo preciso in quello che è accaduto. Dobbiamo lavorare mn i nostri alleati per smantellare i network di radicalizaazione” spiega Hillary Clinton. “Questa è l’occasione giusta per repubblicani, democratici e indipendenti per collaborare tutti insieme, diventando un fronte unico. Cerchiamo di ricordarci come ci unimmo dopo l’11 settembre: dovremmo riappropriarci di quello spirito”. “Ho già detto che siamo sotto la minaccia del terrorismo radicale e che non c’è mai un motivo giustificabile per massacrare persone innocenti. – prosegue – Che poi lo si chiami Jihad radicale o islamismo radicale non importa Penso però che ai fini della vittoria sia pericoloso dichiarare guerra a una religione intera”. Se Donald Trump sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, sospenderà l’immigrazione dalle aree in cui vi è una comprovata storia di terrorismo. Lo ha detto lui stesso parlando a Manchester, nel New Hampshire, all’indomani della strage di Orlando. “Le leggi in materia di immigrazione – ha spiegato – danno al presidente il potere di sospendere l’ingresso nel Paese a qualciasi tipo di persona”. Secondo Trump l’autore della strage di Orlando ha potuto commettere il reato perchè “alla sua famiglia è stato permesso di entrare”. Trump è stato durissimo contro il presidente Obama e la sua rivale nella corsa alla Casa Bianca, Hillary Clinton, arrivando ad accusare Obama di complicità nell’accaduto: “Siamo guidati da un uomo che non è né duro né intelligente. Oppure c’è qualcosa d’altro dietro?”.

Economia e finanza

Brexit. La settimana si è aperta più o meno come si era conclusa la precedente per i mercati: nel segno della tensione e dell’attesa per il referendum britannico sulla permanenza nell’Unione europea del 23 giugno che, a ragione o a pretesto, viene utilizzato dagli investitori per ricalibrare i portafogli. E come in uno schema ormai preordinato, sui listini si assiste a pesanti vendite in Europa alle quali si contrappone una migliore tenuta di Wall Street.  Non c’è ovviamente solo Brexit nel mirino degli investitori, non fosse altro perché oggi torna a riunirsi la Federal Reserve per una decisione sui tassi Usa che arriverà domani sera. Dopo il deludente dato sul mercato del lavoro di maggio non ci si aspetta ormai più un rialzo, ma la revisione delle stime economiche della Fed e la successiva conferenza stampa del presidente Janet Yellen potrebbe fornire spunti interessanti agli investitori. Intanto la sterlina è scivolata e la sua volatilità implicita è tornata a livelli che non si vedevano dalla crisi del 2008 a conferma di quanto l’incertezza sia dominante sulla sfondo di una consultazione aperta a qualsiasi esito. Insomma. sul mercato obbligazionario europeo il momento non è dei migliori. La Brexit, con le sue possibili e solo parzialmente prevedibili conseguenze, grava come una cappa, ogni giorno di più, sugli operatori.

Vegas. Il ministero dell’Economia ribadisce che la linea è al momento di non intervenire direttamente nella polemica politica ingenerata dalla trasmissione televisiva Report, secondo cui Vegas nel caso dei bond subordinati emessi dalle quattro banche salvate in extremis dal governo avrebbe violato la regola Consob che prevede di raccomandare alle banche l’utilizzo dei cosiddetti scenari probabilistici di rendimento. E questa resta la linea di Palazzo Chigi: non intervento rispetto a un’autorità indipendente. Ma neanche blindatura rispetto a un presidente nominato in altra era politica (ministro dell’Economia era Giulio Tremonti e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). A rendere più incandescente la polemica è intervenuto la scorsa settimana il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti con un’accusa, “non dimettendosi, il presidente della Consob Giuseppe Vegas danneggia l’istituzione”. Chiamato direttamente in causa, il presidente della Consob Giuseppe Vegas ha replicato ricordando che la legge del 1974 istitutiva della Consob non prevede lo spoil system e affermando, in buona sostanza, di trovarsi in presenza di pressioni politiche che traggono origine da accuse infondate. “Prendo atto delle pressioni politiche esercitate nei miei confronti da alcuni esponenti di governo – ha esordito Vegas nella sua dichiarazione -. Sono sollecitazioni che prendono le mosse da ricostruzioni mediatiche alle quali ho già replicato. Ritengo di aver dimostrato l’infondatezza delle accuse rivoltemi”.