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Manovra 2019: Tria ufficialmente ancora non si pronuncia

Dopo l’insediamento del governo Conte, e ora che Di Maio ha solennemente detto davanti alla Confcommercio che l’Iva non aumenterà, prosegue il confronto nella maggioranza sulle modalità di azionamento della leva dell’indebitamento della Pa per comporre il puzzle della prossima manovra autunnale con cui dovrà essere mantenuta almeno una fetta delle promesse fatte in campagna elettorale e ribadite nel “contratto” che ha fatto da guida all’intervento programmatico del premier nel chiedere (e ottenere) la fiducia delle Camere. Nella Lega resta forte la tentazione di far salire l’asticella vicino al fatidico tetto del 3% anche come strumento di pressione nei confronti della commissione Ue. Ma i Cinquestelle, pur condividendo in pieno l’idea di chiedere con forza alla Ue nuovi spazi di flessibilità almeno sull’indebitamento non vorrebbero discostarsi eccessivamente dal quadro tendenziale tracciato dal Governo Gentiloni (0,8 di deficit il prossimo anno). Per il 2019, accanto ai 5 miliardi che servono per rendere più flessibile la legge Fornero sulle pensioni e ai 2 per rafforzare i centri per l’impiego funzionali al reddito di cittadinanza, ci sono anche 12,4 miliardi da trovare per impedire che l’Iva salga. Col rifinanziamento di sanità, missioni di pace ed emergenza sisma, la manovra 2019 già lievita a 25 miliardi. Tutto questo senza tener conto della flat-tax, che vale almeno una quarantina di miliardi. Si profila dunque una manovra di proporzioni assolutamente rilevanti. La cui sostenibilità, più che dalle difficili aperture di Bruxelles, dipenderebbe dalla determinazione del governo nell’individuare coperture “blindate”. E l’aria che si respira al ministero dell’Economia dopo l’approdo di Giovanni Tria, non sembra affatto voler soffocare le intenzione del M5S. Anche se Tria ufficialmente ancora non si pronuncia. Ma il ministro, anche alla luce delle anticipazioni Istat su una frenata della crescita e del nuovo invito dell’Fmi a tenere sotto controlli i conti, sa bene che gli appuntamenti del 21 e 22 giugno per le riunioni di Eurogruppo e Ecofin saranno due occasioni importanti per verificare i possibili margini di trattativa con Bruxelles (anche sull’eventuale correzione dello 0,3% del Pil legata a quest’anno, in aggiunta a quella “strutturale” dello 0,6% del Pil).

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