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Ministeriali, arretrati entro febbraio

Arretrati alla fine di questo mese e aumenti definitivi con lo stipendio di marzo. Si è concluso anche formalmente – con la firma finale presso l’Aran, l’agenzia pubblica che si occupa della contrattazione – il rinnovo per 240 mila dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali. L’intesa raggiunta a fine dicembre diventa quindi definitiva dopo i passaggi alla Ragioneria generale dello Stato e alla Corte dei Conti: prevede per i lavoratori dei ministeri delle agenzie fiscali e degli altri enti l’incremento medio di 85 euro al mese. L’una tantum con gli arretrati avrà invece un valore compreso tra i 370 e i 712 euro, relativi agli aumenti (parziali) già maturati dal 2016 in poi. da 1.274 a 1.344. A questo punto dopo l’accordo già raggiunto per scuola e università (che a sua volta dovrà essere formalizzato) e quello per militari e forze di polizia (da tradurre in un decreto del Presidente della Repubblica) restano da definire i rinnovi di altri due pezzi molto importanti della macchina amministrativa pubblica: autonomie locali, ovvero Regioni e Comuni, e sanità. Per il primo comparto, nel quale si trovano poco meno di 500 mila lavoratori, i tempi dovrebbero essere piuttosto stretti: dopo che il ministero dell’Economia ha dato il via libera all’integrazione dell’atto di indirizzo per domani è fissato un appuntamento all’Aran che potrebbe sfociare in un’intesa già entro la settimana. Intanto dopo mesi di attesa decolla anche la versione volontaria dell’Ape, il prestito pensionistico oneroso che consente di lasciare il lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto ai requisiti previsti dalla legge. Da oggi infatti sul sito dell’Inps è in funzione il simulatore sui costi del prestito, in modo tale da consentire a ogni interessato di valutare la convenienza o meno di questo strumento, scegliere la durata del prestito e l’importo dell’anticipo e quindi la rata che andrà restituita e di conseguenza la pensione residua a cui si avrà diritto una volta maturati i requisiti pieni. L’ok definitivo all’Ape dovrà però arrivare dall’Inps cui spetta vagliare la sussistenza di tutti i requisiti e quindi concedere il nullaosta ed al tempo stesso comunicare l’importo minimo e massimo che si può chiedere.

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