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Museo Nazionale di Ravenna: collettiva con Sauro Cavallini

Ci saranno anche le sculture in bronzo di Sauro Cavallini – l’artista spezzino di nascita, ma fiorentino d’adozione scomparso nel luglio del 2016 – ne “Il mestiere delle arti. Seduzione e bellezza nella contemporaneità”, la grande mostra d’arte collettiva che si inaugura negli spazi del Museo Nazionale di Ravenna il prossimo 15 febbraio (alle 18) e che proseguirà fino 29 maggio.  Nata da un’idea del Direttore del Polo Museale dell’Emilia Romagna, Mario Scalini, e con un titolo che trae ispirazione dal celebre film di Ermanno Olmi del 2001, la rassegna si  pone l’obiettivo di “metter pace” tra arte e artigianato sotto l’egida della contemporaneità: “Perché a Ravenna – dice Scalini – per esempio i mosaici rappresentano da oltre duemila anni la contemporaneità, e sono ancora oggetto di un fervore artistico molto diffuso. Per questo l’organizzazione di una mostra capace di  coniugare ‘seduzione e bellezza nella contemporaneità’ qui ha trovato un ambiente adatto”.  Curata da Ornella Casazza e dal Direttore del Museo Nazionale di Ravenna, Emanuela Fiori, la mostra propone una selezione di opere di artisti che spaziano non solo tra scultura e pittura, ma si allargano poi all’oreficeria e all’utilizzo di svariati materiali, dal bronzo alla ceramica, dal legno al vetro, dalla seta alle pietre dure. E proprio il bronzo è stato uno dei materiali prediletti di Sauro Cavallini. Infatti, dopo essere state ammirate lo scorso ottobre nella mostra antologica “Luce e ombra” – curata dal Centro Studi intitolato all’artista e ospitata nella Sala delle esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze – alcune sculture in bronzo di Sauro Cavallini dedicate ai temi della danza e degli animali, tanto cari al Maestro, sono state selezionate e saranno protagoniste anche in riva all’Adriatico.  Per quasi tre mesi e mezzo nel Museo Nazionale ravennate si potranno ammirare due opere particolarmente significative dell’attività artistica di Cavallini – il Gufo del 1981 e Passo a due del 1984 –, testimonianze di quanto fosse importante per lui la ricerca sul movimento. Le figure infatti volteggiano, fremono e si allungano armoniosamente nello spazio sfidando i limiti di un precario equilibrio e originando armoniose composizioni in cui il moto del corpo diventa emanazione del moto dell’anima.  La mostra “Il mestiere delle arti” sarà un’ottima occasione per ammirare – oltre alle opere di Sauro Cavallini – anche quelle di altri  esponenti delle arti figurative, tra i quali Igor Mitoraj, Jean-Michel Folon, Giacomo Manzù, Mimmo Paladino, Ivan Theimer, Giuliano Vangi, Kan Yasuda, Pietro Cascella e Mario Ceroli.

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