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Primo Piano, economia: aumento dell’Iva nel Def

Aumento “selettivo e ponderato” dell’Iva e contestuale rimodulazione di alcuni beni da un’aliquota all’altra. In campagna elettorale per le europee l’ipotesi è una sorta di tabù peri contraenti politici del governo giallo-verde e tuttavia in sede tecnica si moltiplicano in queste settimane simulazioni e possibili impatti delle diverse opzioni sul tappeto. Infrangere il tabù dell’inviolabilità dell’aumento Iva può servire a fini politici interni e per aprire da posizioni di maggiore forza una nuova trattativa con Bruxelles in vista della prossima legge di Bilancio. A questo e altro si riferisce il ministro dell’Economia Giovanni Tria quando parla di “soluzione bilanciata” sul nodo dell’Iva. Argomento ad alto impatto politico, che dribblato l’appuntamento elettorale del 26 maggio tornerà a imporsi come prioritario. In ballo vi sono 123,1 miliardi di incremento della principale delle nostre imposte indirette pronti a scattare dal prossimo anno, per effetto delle clausole di salvaguardia che il governo peraltro ha ulteriormente incrementato rispetto all’importo originario per offrire a Bruxelles garanzie aggiuntive al termine della faticosa trattativa chiusasi poco prima di Natale. Tutti sottoscrivono l’operazione verità del ministro Giovanni Tria. Giusto avere ridotto ai minimi termini la previsione sul Pil del 2019; inattaccabile quando limita al massimo la stima dell’impatto delle misure prese dal governo sulla crescita dell’economia. Ma anche sulla conseguenza più probabile di questa situazione il consenso si sta allargando. In sintesi, è impossibile, a questo punto evitare l’aumento dell’Iva. Magari parziale, limitato ad alcuni beni come trapela da qualche giorno da settori del governo. Oppure con passaggi di merci da una aliquota (quella intermedia agevolata al 10%), ad un altra (quella ordinaria oggi al 22%). Comunque la si metta è una stangata sui consumatori. Ieri il presidente di Confindustria Francesco Boccia ha calato le carte su una posizione storica di viale dell’Astronomia. A favore di «una vera riforma fiscale che agevoli i cosiddetti produttori, imprese e lavoratori, quindi una operazione macro che non riguardi solo le clausole Iva». Giusto fare scattare le clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’Iva? «Evidentemente una parte sì. Una parte dei nostri settori non l’amerebbe, quelli legati al largo consumo, ma con un equilibrio sull’attenzione al mondo produttivo e alle fasce cosiddette deboli potrebbe essere una riforma che ha il suo perché».

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