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Primo Piano, economia: Draghi, finita l’era degli acquisti Bce

Fine del Qe (quantitative easing), reinvestimento del capitale rimborsato dei titoli in scadenza, revisione al ribasso delle stime di crescita e inflazione dell’Eurozona. Questi i punti chiave illustrati, ieri, a Francoforte dal presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi. Nel confermare lo stop al Qe, cioè agli acquisti netti di attività da fine 2018, Draghi assicura che l’istituto centrale reinvestirà il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un prolungato periodo di tempo dopo l’avvio del rialzo dei tassie comunque finché sarà necessario per mantenere la liquidità. Rialzo che al momento rimane ancorato alla decisione di mantenere i livelli attuali dei tassi di interesse almeno fino all’estate 2019. La Bce, nel quadro di un’economia in rallentamento, aggiorna poi al ribasso le stime su crescita e inflazione per l’Eurozona: l’incremento dei prezzi, scenderà dall’1,8% di quest’anno, all’1,6% del 2019, per poi salire lentamente, nei due anni successivi, all’1,7% e all’1,8%. È una situazione ancora lontana dalla “normalità”: l’inflazione non tornerà «vicina ma al di sotto del 2%» – la media pre crisi era dell’1,97% – prima del 2022, e questo arco di tempo – e quello già passato – eccede un po’ quel “medio periodo” entro il quale andrebbe colto l’obiettivo della politica monetaria. Non avrebbe avuto senso, però, prolungare il programma di acquisto di titoli: era finalizzato alla ripresa dei prestiti alle imprese, i quali hanno effettivamente accelerato. La Bce avrebbe però potuto allontanare nel tempo il rialzo dei tassi, che resta escluso – nella forward guidance – solo fino all’estate 2019. Gli investitori si aspettavano esattamente questa mossa ma, come ha spiegato il presidente Mario Draghi, le loro attese si sono riflesse sui tassi di mercato e le quotazioni allentando le condizioni monetarie e finanziarie, facendo, in sostanza, il lavoro richiesto alla politica monetaria.

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