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Primo Piano, economia: Flat tax, il Ministro Tria rilancia

Una riduzione del carico fiscale per le classi medie: il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha rilanciato la riforma tributaria chiesta soprattutto dalla Lega, dopo che la Commissione europea ha archiviato la procedura per deficit eccessivo contro l’Italia. Ma le anticipazioni delineano due riforme diverse: la Lega vuole un piano triennale che per il 2020 parta con una flat tax al 15% fino ai 50 mila euro; il Movimento Cinque Stelle chiede invece una riforma complessiva del sistema attuale che porterebbe gli scaglioni da cinque a tre. Una linea quindi più vicina a quella di Tria. Nel mezzo, tutti i dubbi delle opposizioni, che ricordano come la flat tax sia l’opposto di una riforma a favore del ceto medio: dalle simulazioni emergono in misura prevalente vantaggi per i redditi alti. E per i redditi più bassi la riforma proposta dalla Lega appare priva di effetto anche secondo il ministro dell’Economia, che ricorda come «sulle classi di reddito inferiori c’è già una pressione fiscale sotto il 15%». La riscoperta che la fatturazione elettronica permette di ridurre l’evasione, dopo essere stata sprezzantemente definita una «genialata». Ma la riscoperta soggettiva più clamorosa riguarda le promesse elettorali. Si è scoperto che reddito di cittadinanza e quota 100 non erano proprio misure desiderate da tutti coloro a cui erano destinate. Sicché ci si aspetta che restino sul tavolo un po’ dei soldi stanziati (in deficit) per esse e per i quali si era partiti in tromba contro l’Europa. Coperture fantasma Ma, soprattutto, si è scoperto che la flat tax non ha coperture, se non con lo stesso gioco che sta alla base dei mini-Bot: quello delle tre carte. Era stato detto (disegno di legge a prima firma dell’attuale governatore del Friuli) che si sarebbe ripagata da sé con una clamorosa emersione del «nero»: i 60 miliardi, oltre tre quarti del sommerso stimato dall’Istat.

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