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Primo Piano, economia: Gentiloni commissario all’Economia

L’Italia ha ottenuto per Paolo Gentiloni il portafoglio degli affari economici. Un obiettivo per il quale si era battuta con determinazione. Ma é una vera vittoria? La risposta dipende in realtà dal confronto tra le motivazioni dell’ex premier, che ha fortemente voluto l’incarico, e quelle della presidente Ursula von der Leyen che glielo ha concesso. Motivazioni solo in parte coincidenti. Gentiloni è arrivato a Bruxelles forte di un curriculum di altissimo livello e accompagnato dal sollievo europeo per lo scampato pericolo di un commissario leghista: avrebbe potuto chiedere, e probabilmente ottenere, qualsiasi poltrona. Ha scelto quella agli affari economici, che ha il compito di sorvegliare le politiche di bilancio degli Stati membri. Da molti anni, ormai, questo significa cercare di sbrogliare il nodo italiano, o quantomeno tenere a bada le pressioni del governo di Roma per allargare i cordoni della spesa e il livello del deficit pubblico. Ma Gentiloni sarebbe un ingenuo se pensasse di utilizzare quella poltrona per incoraggiare le tendenze spendaccione della politica italiana. Se ha voluto quella carica con tanta determinazione è perché ottenerla significava dimostrare al mondo che l’Europa, e i mercati, hanno ritrovato la fiducia nell’Italia post-Salvini, e considerano il Pd un partito affidabile per condurre politiche di bilancio responsabili. Poiché in economia, in politica, e soprattutto in Europa la fiducia e l’immagine contano moltissimo, questa parte della scommessa dell’ex premier può considerarsi vinta. Molto più difficile sarà portare a compimento la seconda parte della sua missione, cioè favorire una revisione del Patto di stabilità in senso espansivo, obiettivo che è nel programma del governo Conte, del Pd, e anche negli auspici del presidente della Repubblica. La nomina di Paolo Gentiloni come commissario Ue per l’Economia non significa che per l’Italia inizia un periodo nel quale sarà esente dalle regole. E il fatto che un ex premier italiano del Pd rappresenti la prima linea della vigilanza su un governo con un ministro dell’Economia del Pd, Roberto Gualtieri, non lascia né all’uno né all’altro le mani libere. Piuttosto, Gentiloni avrà bisogno di tutto il suo tatto e peso intellettuale per perseguire un duplice obiettivo: sospingere l’area euro verso politiche che non ripetano gli errori del passato e l’Italia — a parità di deficit — verso scelte che non puntino a fiammate di consenso ma a gettare le basi di un’economia più vitale.

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