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Primo Piano, economia: i conti dell’Italia

L’enorme debito pubblico italiano resta in cima alle preoccupazioni della Commissione europea soprattutto «per il rischio di ricadute sul sistema bancario, sul finanziamento alle imprese e alle famiglie e, considerate le dimensioni dell’economia italiana, sull’intera area euro». La previsione del governo di un rapporto debito – Pil in calo di un punto percentuale al 130,7% quest’anno «appare irrealistica» considerato che si basa «sull’assunto di introiti da privatizzazioni pari all’1% del Pil e che tra il 2016 e il 2018 le vendite di Stato hanno prodotto entrate quasi nulle», a dispetto del target di 0,5% l’anno. «Considerati i rischi al ribasso per le proiezioni macroeconomiche e di deficit del governo, è molto probabile che il debito aumenti oltre il 132% quest’anno». Bruxelles dopo aver messo Roma nel mirino sfornando una previsione di crescita del Pil dello 0,2 per cento per l’anno in corso, la più bassa d’Europa, tagliata di un punto rispetto all’autunno scorso, ora aggiusta il tiro e spara a zero. Le responsabilità della “frana” del Pil italiano sono quasi tutte da attribuire alle politiche del governo gialloverde: le previsioni invernali, presentate ieri, spiegano che dopo una prima perdita di slancio dovuto alla frenata del commercio mondiale il recente rallentamento dell’Italia è dovuto a tre motivi: 1. «domanda economica fiacca e, in particolare gli investimenti»; 2. «l’incertezza dovuta alle politiche del governo»; 3. «la crescita dei costi di finanziamento».

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