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Primo Piano, economia: reddito di cittadinanza

Scatta il conto alla rovescia in vista del 6 marzo. Per gli aspiranti al reddito di cittadinanza è questa la data chiave per il via alle prime domande, da inviare online – sul portale dedicato – oppure tramite uffici postali e Caf. Manca meno di un mese, dunque, per le ultime verifiche e i controlli sulla documentazione necessaria. E’ soprattutto per non correre rischi, che sulla carta sono molto elevati. Chi, infatti, presenta dati non veritieri (oppure omette informazioni rilevanti) può essere colpito con una pena fino a 6 anni di carcere. E chi, durante la fruizione del beneficio, non comunica le variazioni della propria situazione patrimoniale, familiare o reddituale, rischia la reclusione fino a tre anni. Lo prevede il decreto 4/2019 (articolo 7, comma 2) all’esame della commissione Lavoro del Senato. L’aggiornamento delle informazioni è fondamentale per portare a casa il sussidio, calcolare l’importo in modo corretto e non rischiare sanzioni più pesanti. Per chi è in affitto, ad esempio, servono gli estremi di registrazione alle Entrate del contratto, sia per l’Isee, sia per “sbloccare” la parte del sostegno di 280 euro al mese prevista solo a chi vive in locazione. Chi ha un affitto in nero, dunque, non potrà accedervi. A scattare la fotografia del reddito del nucleo familiare sarà l’ultima dichiarazione fiscale, riferita però all’imponibile 2017. Intanto si è assistito a un tale florilegio di eccezioni che la platea dei beneficiari si è quasi dimezzata: dai 5 milioni si è scesi a 2,7 milioni, ovvero 1,3 milioni di nuclei familiari. I soli nuclei degli stranieri si sono ridotti del 40%, da 245mila a 158mila. Il costo è sceso a 6,6 miliardi per il primo anno, che dovrebbero risalire a 8 nel secondo. «II problema – puntualizza Giampaolo Galli vicedirettore dell’Osservatorio – è che si è finito con l’eliminare dal beneficio i veri poveri, la vasta platea dei diseredati, degli homeless e delle famiglie numerose». Una legge caotica, confusa, piena di contraddizioni, che non risolve né il problema della povertà né quello del lavoro ed è solo foriera di un’oceanica dispersione di spesa pubblica: mentre infuria la battaglia parlamentare questo è il giudizio “finale” che dopo settimane di polemiche dà del reddito di cittadinanza l’Osservatorio Cpi di Cottarelli.

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