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Primo Piano, economia: scoppia il caso Carige

È Carige la prima banca italiana a essere commissariata dalla Bce. Una decisione che era nell’aria da una decina di giorni, da quando cioè l’assemblea aveva bocciato l’aumento di capitale da 400 milioni. I primi due consiglieri di amministrazione, la vicepresidente Lucrezia Reinchlin e il consigliere Raffaele Mincione, si erano dimessi dal cda già il giorno successivo all’assemblea. Altri cinque, fra cui il presidente Pietro Modiano e l’ad Fabio Innocenzi, hanno lasciato ieri mattina. A questo punto, con il consiglio decaduto e la banca ingovernabile, mentre il titolo era già stato sospeso dalla Consob, è entrata in campo la Bce, indicando l’amministrazione straordinaria come unica soluzione possibile. In una nota, Palazzo Chigi manifesta la «vigile attenzione del governo, ai suoi massimi livelli». Ma ancor più della decisione in sé, l’anomalia sembra rappresentata dal fatto che come cornmissari la Bce ha scelto il presidente e l’ad uscenti, Pietro Modiano e Fabio Innocenzi, aggiungendo a loro Raffaele Lener. Si tratta quindi di una conferma degli attuali amministratori e del loro lavoro e, di conseguenza, di una sorta di sanzione nei confronti dei primi azionisti, la famiglia Malacalza, che con il loro “non voto” hanno esercitato una scelta gestionale che ha fermato il percorso di risanamento della banca, sfiduciando di fatto amministratori nominati soltanto tre mesi prima. In un videomessaggio ai dipendenti, Fabio Innocenzi ha confermato che nulla cambia rispetto a quanto già previsto, «dal rafforzamento patrimoniale al rilancio commerciale, fino alla riduzione dei crediti deteriorati e al capitolo-aggregazione». E lo stesso ha fatto anche Pietro Modiano. Intervistato da Repubblica, l’ex ministro dell’Economia e oggi deputato del Pd. Pier Carlo Padoan alla domanda sul futuro di Carige risponde che «la soluzione ottimale sarebbe una ricapitalizzazione attraverso il mercato. D’altronde Malacalza fino a qualche tempo fa aveva continuato ad immettere capitale, poi il processo si èarrestato per motivi che personalmente non conosco». Per Padoan  le crisi bancarie «in realtà sono state avvistate con sufficiente anticipo, il problema semmai è stata la difficoltà a risolverle immediatamente. Il perché è presto detto: ci sono piovute addosso mentre si svolgevano mutamenti epocali come l’avvio dell’unione bancaria europea e la riforma degli strumenti di sostegno agli istituti in difficoltà. Mi riferisco in particolare alla riduzione dei margini di intervento pubblico, pensata per evitare di scaricare il costo dei salvataggi sui contribuenti. Nel frattempo inoltre, e non è un dettaglio, l’Italia più di ogni altro Paese europeo ha sofferto una recessione che in appena tre anni ha spazzato via dieci punti di Pil, con impatti pesanti sui bilanci delle banche».

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