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Primo Piano, politica estera: accuse a Trump

«Razzista. Bugiardo. Imbroglione. Truffatore». Le rivelazioni dell’ex avvocato di Donald Trump “sporcano” il vertice di Hanoi con Kim Jong-un. “Split screen”, schermo diviso in due, è il termine che si usa quando i notiziari tv devono narrare due eventi in parallelo. Così l’America ieri ha seguito un presidente in missione speciale in Asia, mentre il suo grande accusatore Michael Cohen lo inguaiava a Washington. L’ex avvocato personale di Donald Trump Michael Cohen ha testimoniato per ore ieri davanti alla commissione di controllo della Camera, nell’arduo tentativo di riabilitare la sua reputazione. Cohen è un uomo battuto, esposto nella più cruda profondità dei crimini che ha commesso. La sua linea di difesa è che ha violato la legge per obbedire agli ordini del suo ex assistito, e che ha agito in coordinazione con lui e con i membri della sua famiglia, in particolare il primogenito Donald Jr. e la figlia Ivanka. Il nocciolo della testimonianza va poi a toccare l’indagine del Russiagate, nella quale Cohen è diventato un collaboratore di giustizia per il procuratore speciale Bob Mueller. Cohen ha accennato a indagini penali in corso su Trump: alcune potrebbero scontrarsi con l’immunità presidenziale, e colpirlo solo quando tornerà ad essere un cittadino ordinario. L’apparizione dell’ex amico che Trump chiama oggi «il sorcio» è solo un primo spiraglio dell’uragano che si sta per abbattere sulla Casa Bianca. Resta che le confessioni di Cohen forniranno munizioni alla candidata o al candidato democratico che sfiderà il presidente nel 2020. Trump risponderà con valanghe di fango sugli avversari.

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