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Primo Piano, politica estera: Corea del Nord

Assomiglia sempre di più a un film di serie B la sceneggiatura che emerge dalle notizie in arrivo dalla Corea del Nord, con tanto di taniche di piranhas che mangiano vivo un generale condannato, parenti del dittatore sbranati dai cani e centinaia di fucilazioni. L’ultima rivelazione sulla famiglia che da 60 anni detiene il potere a Pyongyang è che il fratellastro del leader Kim Jong-Un era in realtà un informatore della Cia. Il 13 febbraio di due anni fa, il 45enne Kim Jong-Nam fece una brutta fine quando, in fuga da Macao dove viveva da anni riciclando denaro falso nei casinò e fraternizzando con gangster locali, scappò in Malesia. Appena atterrato all’aeroporto di Kuala Lumpur venne avvicinato da due ragazze, una vietnamita e l’altra indonesiana, convinte d’essere state reclutate per uno scherzo televisivo. Le due accerchiarono il fratellastro del leader nordcoreano senza sapere chi fosse davvero e, indossando guanti protettivi, gli spalmarono sul viso quella che risultò essere una micidiale arma chimica, nota come l’agente VX. Morì nel giro di mezz’ora. Nella borsa nascondeva 125 mila dollari in contanti e dosi d’antidoto per il VX, prova che sapeva d’essere nel mirino degli assassini. La storia dei legami tra la vittima e l’intelligence statunitense non è inedita, era già emersa dopo l’agguato. Solo che ora è stata rilanciata dal Wall Street Journal e da un nuovo libro, The Great Successor, scritto dalla brava giornalista Anna Fifield.

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