Privacy Policy Primo Piano, politica estera: crisi libica – Agenzia Data Stampa

Primo Piano, politica estera: crisi libica

Il Sole 24 Ore: È un’operazione “verità” volta a smontare tutta la propaganda del generale Haftar quella che il premier libico di Tripoli, Fayez al-Serraj, si impegna a sostenere da oggi con un giro nelle principali capitali europee partendo proprio da Roma. Serraj incontrerà questa mattina il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte a Roma per recarsi nel pomeriggio a Berlino per un colloquio con la cancelliera, Angela Merkel. Mercoledì è in programma poi un incontro a Londra con Theresa May mentre non sarebbe stato ancora confermato l’incontro successivo a Parigi con il presidente Emmanuel Macron. L’obiettivo di Serraj è far capire ai partner europei che la propaganda di Haftar nell’ultimo mese ha stravolto la realtà dei fatti per cui non ci si trova di fronte a un regime dell’Est che sostiene una svolta laica del Paese e il Governo di Tripoli che, sebbene riconosciuto dalla comunità internazionale, sostiene le milizie paraterroriste. A Tripoli molto ci si attende dall’incontro di oggi tra Serraj e Conte perché si va facendo strada sempre di più la convinzione che il premier italiano è l’unico che con i suoi contatti e mantenendo la nostra ambasciata aperta si sta spendendo personalmente per una soluzione pacifica parlando con tutti gli attori in gioco. «Noi siamo assolutamente favorevoli alla via della politica. Ma con chi? E in che modo si può dialogare con i terroristi e gli estremisti nelle milizie che stanno a Tripoli e a Misurata? Una volta eliminate queste, saremo noi i primi a lavorare per la pace», spiega al Corriere Abdulhadi Ibrahim Iahweej, che 40 giorni fa è stato nominato responsabile degli Affari Esteri dalla coalizione di forze che sta con Khalifa Haftar. «E’ una guerra solo temporanea. Quando sarà finita, la Libia potrà diventare finalmente libera e democratica. Ma per arrivare alla democrazia occorre prima restaurare la supremazia della legge, della sovranità del potere centrale, imporre il monopolio della forza, che significa smantellare le milizie. Il mondo deve capire che nessuno di noi intende eliminare Sarraj, ma lui è un debole, non può nulla contro gli estremisti».

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