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Primo Piano, politica estera: elezione Presidente Commissione Europea

Le incertezze di una settimana fa sul futuro della tedesca Ursula von der Leyen, designata alla guida della Commissione europea dal Consiglio dopo trattative lunghe e faticose, sembrano essere state per la maggior parte superate. Ma solo dal voto del Parlamento europeo previsto oggi al termine della giornata si capirà quanto è ampio il suo sostegno. Restano le divisioni all’interno dei socialdemocratici, con tedeschi, polacchi, ungheresi, belgi e olandesi ancora critici, anche se dopo la riunione di ieri sera due terzi del gruppo era a favore della candidata designata. La presidente designata e attuale ministro della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen, deve ottenere nella votazione di oggi almeno 374 voti favorevoli, obiettivo non impossibile ma neppure così scontato. Un rischio molto concreto nel caso in cui la candidata decidesse di contare solo sui voti delle forze europeiste rinunciando al sostegno dei sovranisti come Lega e Le Pen. Al momento la candidata può contare sull’apporto del suo gruppo, i Popolari, che comprende Forza Italia, ma non si sono neppure placati i malumori nella Cdu bavarese, che ha visto male l’uscita di scena di Manfred Weber, lo spitzen kandidat. L’ex ministra tedesca ha risposto ai rilievi critici e ai dubbi di socialisti e liberali con due lettere distinte fornendo chiarimenti su punti chiave: clima, immigrazione, flessibilità di bilancio (ma con «responsabilità»), assicurazione Ue contro la disoccupazione, difesa dello Stato di diritto, ruolo del parlamento nello stimolo dell’iniziativa legislativa. E ha ottenuto una reazione positiva, anche se non c’è niente di nuovo, niente di più rispetto a quanto praticato finora. Cosi, al termine di una giornata alquanto convulsa con riunioni a ripetizione, la barra del pallottoliere si è arricchita di si.

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