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Primo Piano, politica estera: gilet gialli

Ieri centinaia di donne con i gilet gialli sono scese in piazza a Parigi e nelle altre città della Francia per dare un’immagine diversa del movimento, dopo gli scontri di sabato. Lo slogan principale è sempre “Macron démission”, ma molte manifestanti hanno preferito disertare i cortei principali che si tengono ormai tutti i sabati dal 17 novembre per prendere le distanze in modo più visibile con i teppisti. Rimangono le scene di guerriglia urbana a Parigi, il portone del ministero attaccato con una ruspa e sfondato a Parigi, il portavoce del governo Benjamin Griveaux costretto a lasciare di corsa l’ufficio assieme ai collaboratori. Il presidente Emmanuel Macron è intervenuto per condannare gli atti dei gilet gialli più estremisti: “Ancora una volta una violenza estrema ha attaccato la Repubblica, i suoi rappresentanti e i suoi simboli. Quelli che commettono questi atti dimenticano il cuore del nostro patto civico. Giustizia sarà fatta”. Mentre è caccia a Christophe Dettinger, 37 anni campione di Francia nel 2007 categoria pesi massimi leggeri, diventato simbolo della rivolta sempre più violenta dei gilet gialli, dopo che è stato ripreso sabato mentre picchiava e tirava di destro e di sinistro sul ponte pedonale sulla Senna Sédar Senghor contro un gendarme.

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