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Primo Piano, politica estera: Hong Kong, sospesa legge su estradizione

Hanno ottenuto una piccola vittoria temporanea le decine di migliaia di dimostranti che sono tornati ieri a invadere il centro di Hong Kong, sfidando la polizia che ha sparato proiettili di gomma e ha utilizzato idranti, gas lacrimogeni e spray urticanti: è stato per il momento rinviato il dibattito all’assemblea legislativa sulla controversa legge che aprirebbe le maglie dell’estradizione da Hong Kong verso la Cina continentale. Non appare più del tutto scontato che possa passare entro il 20 giugno una proposta legislativa che ha innescato quella che appare come la peggiore crisi politica emersa nella Regione Amministrativa Speciale , alla quale nel 1997 – alla fine del dominio britannico – era stato garantito da Pechino per 50 anni il rispetto delle autonomie sociali, giuridiche e politiche secondo il principio di «un Paese, due sistemi». Domenica un milione di persone aveva marciato pacificamente fino ad Admiralty, sotto i palazzi del governo del territorio semiautonomo e semidemocratico. Quel fiume non è stato ascoltato e ieri mattina il Legislative Council (il parlamento locale) aveva in programma la lettura della «legge sui fuggitivi». Si tratta di una riforma che permetterà alla Cina di reclamare e farsi consegnare i sospettati di reati che hanno trovato rifugio a Hong Kong. I manifestanti, nonostante mascherine e occhiali protettivi, scappano nel fumo. Alcuni provano a resistere gettando contro gli agenti bottiglie, pietre smontate dai marciapiedi, pali di ferro acuminati. Ci sono manganellate, arresti, i feriti sono una settantina, due gravi. È già notte quando la chief executive Carrie Lam diffonde un video: «Questa non è un’assemblea pacifica, ma un’istigazione organizzata alla rivolta».

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