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Primo Piano, politica estera: le 72 ore di Di Maio

Nel giro di 72 ore il vicepremier Di Maio ha dapprima voltato le spalle agli Stati Uniti e a tutti i paesi occidentali in Venezuela, subito dopo ha provocato la più grave crisi con la Francia dalla seconda guerra mondiale. Nello stesso arco di tempo ha indotto il presidente della Repubblica a intervenire due volte per salvare il salvabile della nostra politica estera, pur consapevole che le sue parole restano sospese nel vuoto. In cambio di tutto ciò Di Maio ha ottenuto le prime pagine dei giornali e dei notiziari televisivi, diventando il campione di un isolazionismo mediterraneo privo di veri precedenti. A Caracas i Cinque Stelle appoggiano Maduro — sotto l’ombrello della neutralità — con l’argomento che il rivale Guaidó è un golpista sostenuto dagli “yankee”. Ma a Parigi abbracciano i “gilet gialli” che vogliono rovesciare con la violenza Macron e con lui le istituzioni della Quinta Repubblica. Dove stiamo andando? Se lo chiedono in tanti, anche all’estero. La verità è che non lo sappiamo. Tutto avviene quasi per caso, senza che sia possibile intravedere una strategia.

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