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Primo Piano, politica estera: Libano, oltre 400 feriti nelle proteste anti-governo

I feriti non scoraggiano i manifestanti a Beirut. Per la seconda sera di seguito nella capitale libanese ieri è andata in scena la rabbia: in 48 ore gli scontri più violenti dall’inizio della rivolta il 17 ottobre. I dimostranti tentano di forzare i blocchi della polizia a protezione del Parlamento. Sassi sulle forze dell’ordine, la risposta con i cannoni ad acqua. E il grido della folla incessante, sotto la pioggia: «Rivoluzione». Qualcuno prova ad arrampicarsi sul filo spinato che blinda i palazzi del potere: «Non siamo spaventati, siamo qui per il futuro dei nostri figli». Lo stallo politico comporta il prezzo di un’economia asfissiata, con le banche che consentono prelievi con il contagocce, i trasferimenti all’estero impossibili e le aziende che non sanno più come importare i beni necessari. Il risultato è la chiusura di migliaia di piccoli esercizi e una disoccupazione che avrebbe raggiunto il 30 per cento.

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