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Primo Piano, politica estera: Libia

I combattimenti si intensificano alle porte di Tripoli. Ieri le forze del generale Haftar che assediano la capitale libica hanno lanciato un raid aereo contro l’aeroporto di Mitiga controllato dal governo di unità nazionale del premier Sarraj. Un consigliere comunale di Tripoli, Ahmed Wali, parla di strage sfiorata perche l’attacco sferrato da un caccia è avvenuto «mentre stava per decollare un aereo con 200 persone a bordo diretto in Arabia Saudita per il pellegrinaggio alla Mecca». L’Italia però resta in Libia. Lo fa con circa 500 uomini: i dipendenti dell’ambasciata italiana, i marinai della nave officina alla fonda nel porto di Tripoli e i circa 400 tra medici militari e logistici che lavorano ancora nell’operazione Ippocrate, all’ospedale di Misurata. E l’Italia resta anche capofila in Europa e a fianco dell’Onu per un’azione polltico-diplomatica volta a far ritirare Haftar ed avviare la conferenza di Gadames il 14 aprile, primo passaggio per un percorso che porti a nuove elezioni. Un’azione congiunta e coordinata quella messa in campo anche ieri dal premier, Giuseppe Conte, dell’ambasciatore italiano a Tripoli Giuseppe Buccino (che ieri ha incontrato il presidente del Governo di unità nazionale Fayez al Serraj) e dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Federica Mogherini. Ma il quadro resta sempre molto critico

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