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Primo Piano, politica estera: liti nel governo su Cina e F-35

Crescono le preoccupazioni internazionali per le politiche commerciali Italia-Cina. E il nostro Governo corre ai ripari pensandoa un “osservatorio”per i rapporti con Pechino. Tutto è ancora da decidere ma la riunione fissata dal premier Giuseppe Conte per oggi a Palazzo Chigi con i ministri degli Esteri Moavero, dell’Interno Salvini, dello Sviluppo economico Di Maio e delle Infrastrutture Toninelli. Si farà il punto sul Mou che verrà firmato il 23 marzo a Villa Madama con il presidente cinese Xi Jinping e sui 50 accordi in via di finalizzazione. Obiettivo: superare le divergenze sui rapporti con la Cina tra Lega e M55 e rassicurare Washington e Ue sulla nostra fedeltà euroatlantica. Quando in serata da Palazzo Chigi fanno avere ai leghisti la nuova bozza dei protocolli da siglare coi cinesi, Salvini e i suoi fanno un balzo sulla poltrona. Sembra sia stato sufficiente leggere i capitoli relativi ai porti per convincerli che «qui siamo oltre la colonizzazione: siamo al disastro», per dirla col vicepremier leghista. La «debacle» riguarderebbe soprattutto il paragrafo su Trieste, e poi i timori per Genova. E intanto non si allenta la tensione fra Italia a Stati Uniti. Oltre alla prossima visita del presidente cinese, e agli accordi che verranno siglati in quell’occasione, l’ultima dissonanza è sugli ordini dei caccia F-35, prodotti negli Stati Uniti ma con una partecipazione italiana nell’assemblaggio e nella manutenzione, nello stabilimento di Cameri. Ieri alti dirigenti della Lockheed Martin sono stati a Roma, nelle stesse ore il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti veniva ricevuto dall’ambasciatore americano. Non solo l’Italia non ha ancora materialmente versato circa 400 milioni di dollari per gli ultimi aerei consegnati, ma le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa hanno fatto sobbalzare la diplomazia statunitense. Il programma di acquisto dei caccia è infatti stato già decurtato dal governo Gentiloni (da 120 a 90 aerei), ora sotto la spinta dei Cinque Stelle si intravede un ulteriore taglio o diluizione dell’ordine.

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