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Primo Piano, politica estera: migranti, nuovo scontro Macron – Salvini

È ancora botta e risposta a distanza sui migranti tra il vice-premier italiano Salvini e il presidente francese Macron dopo la conclusione del vertice dei ministri dell’Interno europei svoltosi ieri a Parigi per un secondo tempo supplementare dopo la riunione, assai poco risolutiva, di Helsinki. Salvini non è andato, come già aveva anticipato giovedì nella capitale finlandese, dove il suo omologo Castaner si era impegnato con i colleghi in un nuovo incontro a stretto giro. Ma Macron, che porta a casa un primo accordo di massima tra 14 Paesi membri su temi che comprendono anche la redistribuzione attacca l’«assente ingiustificato» e gli manda a dire quante cose si possano fare anche senza di lui. Salvini si era dichiarato subito indisponibile al nuovo summit per «lo scarso preavviso», salvo poi precisare in una lettera inviata domenica a  Castaner la propria contrarierà sostanziale alla bozza franco-tedesca per quella menzione specifica del «primo porto sicuro di approdo» che penalizzerebbe i Paesi di sbarco, alias Italia e Malta. Si ridiscuta il documento, il reiterato dictat del titolare del Viminale: oppure non se ne fa nulla. Salvini ha poi replicato alle esternazioni del presidente francese: «quella riunione – ha detto – è stata un flop, l’Italia non prende ordini: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma». Difficile immaginare posizioni più distanti. Il leader leghista rifiuta l’approccio «efficace e umano» rivendicato da Parigi e Berlino perché, sostiene, condannerebbe l’Italia e la sua nuova alleata mediterranea Malta ad essere «l’hotspot d’Europa». Su queste basi aveva inviato ieri nella capitale francese una delegazione tecnica incaricata di affossare qualsiasi tentativo di documento condiviso.

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