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Primo Piano, politica estera: Mosca-Cina

Vicini per convenienza. Vicini per un avversario comune, gli Stati Uniti. Ma in ogni caso, sempre più vicini. Mentre i leader dell’Occidente festeggiano il 75esimo anniversario del D-Day, Vladimir Putin e Xi Jinping mettono in scena la loro contro celebrazione. I presidenti “eterni” di Russia e Cina, i due regimi che in modo diverso sfidano l’ordine globale a trazione atlantica, in queste ore appaiono fianco a fianco in una coreografica serie di appuntamenti tra Mosca e San Pietroburgo. Xi e Putin hanno infatti organizzato un loro summit alternativo a Mosca e poi sono volati a San Pietroburgo, dove Xi è l’ospite d’onore della “Davos russa”: il Forum economico internazionale iniziato ieri nella città sulla Neva e col quale il Cremlino spera di attirare investimenti stranieri per risollevare le sorti della malconcia economia nazionale. Putin non è stato neanche invitato ai festeggiamenti per il D-Day. Ma assicura che «non è un problema». Xi ha definito Putin il suo «migliore amico». Non è una novità lo scambio di doni, in questo caso una coppia di panda dati in affitto allo zoo di Mosca. La novità è che questo rapporto tra giganti eurasiatici comincia a prendere sostanza. L’anno scorso, per dirne una, lo scambio di merci è cresciuto del 25%, sfondando i 100 miliardi di dollari: soprattutto gas e petrolio per l’insaziabile Dragone, ma pure armi e tecnologia. Xi si è portato al seguito una nutrita squadra di aziende “di sistema”, Huawei aiuterà la Russia a piantare le antenne del 5G, altri accordi firmati valgono 20 miliardi.

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