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Primo Piano, politica estera: Rafah in fuga

Le donne in Arabia Saudita devono sottostare alla regola del guardiano che sottopone le loro scelte al parere positivo di un familiare. Re Salman e suo figlio Mohammed Bin Salman hanno garantito alle donne più diritti (fra cui quello di guidare un’auto) ma la norma resta in vigore: le attiviste che si battono perla sua abrogazione sono state arrestate. A salvare Rahaf Mohammed al-Qunun è stato lo strumento che negli ultimi anni per le donne saudite è diventato sinonimo di libertà: il cellulare. E il social network che più di ogni altro ha consentito loro di rompere barriere che sembravano infrangibili: Twitter. Cinguettio dopo cinguettio, con il suo telefonino la 18nne saudita ha raccontato al mondo il suo tentativo di fuga verso l’Australia a bordo di un volo che dal Kuwait – dove si trovava con la famiglia – l’ha portata in Thailandia, il fermo da parte delle autorità, la scelta di barricarsi all’interno di un hotel all’interno dello scalo di Bangkok e la resistenza a ogni invito a lasciare la stanza. Una strategia che si è rivelata vincente dato che ieri sera la giovane, capelli corti, vestita all’occidentale, è stata messa sotto la protezione dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati, e ha ottenuto l’assicurazione dal capo della polizia thailandese per l’immigrazione, Surachate Hakparn, che non sarà rimpatriata contro la sua volontà.

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