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Primo Piano, politica estera: rapporti con Libia e Turchia

L’Italia, da quando il premier Giuseppe Conte è stato richiamato su altri fronti (dall’Ilva all’Alitalia fino all’attuale crisi sul Mes), non ha più partecipato a incontri ad alto livello sulla Libia. E’ possibile che sfrutti il vertice Nato di oggi e domani a Londra per parlarne in bilaterale con il presidente americano Trump, che nei mesi scorsi aveva espresso l’intenzione di sfilarsi dal pantano libico ma, a quanto risulta alle fonti, potrebbe fare retromarcia per frenare le mire dei russi nell’area. L’Italia però si trova scoperta anche sul fronte di un altro alleato storico, scrive La Stampa. Avendo irrigidito i rapporti con i turchi in seguito alla posizione presa su «Peace Spring» – in cui si sono saldati gli umori anti-turchi del M5S con quelli filo-curdi del Pd – Roma rischia di essere tagliata fuori dagli sviluppi più recenti sul terreno, come dimostra il fatto che il nostro governo non è stato avvisato dell’accordo Libia-Turchia né dal capo del governo di Tripoli Sarraj (ad oggi nostro punto di riferimento in Libia) né dal turco Erdogan. Insomma, alla Farnesina il dossier libico sembra scivolato sotto i tavoli. Dopo l’attivismo mostrato sulla scena internazionale a New York, il ministro Di Maio è stato trascinato dalle faide interne al M5S e dalle frizioni con il Pd, lontano dalla composizione di una strategia geopolitica coerente.

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