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Primo Piano, politica estera: salta il vertice Putin-Trump

Al momento il summit tra Donald Trump e Vladimir Putin è cancellato. Fa fede l’ultimo tweet del presidente americano, scritto alle 13:34 di ieri, mentre volava sull’Air Force One da Washington a Buenos Aires: «Visto che le navi e i marinai non sono stati restituiti all’Ucraina dalla Russia, ho deciso che sarebbe meglio per tutte le parti coinvolte di cancellare il mio incontro previsto in Argentina con il presidente Vladimir Putin. Mi auguro che avremo un summit significativo, non appena la situazione si sarà risolta». Prima di imbarcarsi sull’aereo, però, Trump aveva annunciato ai cronisti che il bilaterale con Putin ci sarebbe stato. I russi hanno reagito con il gelido sarcasmo di Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino: «Non abbiamo neanche ricevuto una comunicazione ufficiale. Comunque se è così il presidente Putin avrà qualche ora in più per altri colloqui importanti a margine del Geo». Ancora una volta dopo le intemperanze al G7 canadese di giugno, e dopo gli attacchi a 360 gradi contro gli alleati all’appuntamento della Nato a Bruxelles a luglio, il leader del mondo occidentale si presenta ai lavori del forum internazionale con la minaccia di seminare scompiglio nel corso delle 48 ore della sua visita. Questo G20 “fotografa” la nuova geopolitica mondiale, con un aumento dei governi dall’impronta sovranista. Forse anche per compensare il mancato incontro con Putin, la Casa Bianca ha diffuso qualche segnale di ottimismo sull’altro grande appuntamento bilaterale: quello con Xi Jinping. Il vertice di Buenos Aires è forse l’ultima chance per raggiungere un compromesso tra le due superpotenze dell’economia globale, prima che scatti a gennaio l’aumento dei superdazi americani sulle importazioni dalla Cina. In mancanza di un accordo dell’ultima ora quelle tasse doganali su 200 miliardi di merci cinesi saranno più che raddoppiate, salendo dal 10% al 25%. Trump prima della partenza ha detto che gli piacerebbe «un grande accordo con Xi», ma che «anche i dazi a me stanno bene».

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