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Primo Piano, politica estera: Sea Watch 3 bloccata nel porto di Lampedusa

Quando il sole allenta la morsa i naufraghi della Sea Watch 3 iniziano a pregare. Le speranze di toccare terra, accarezzate due volte, ieri, sembrano sfumate. Tanto che i parlamentari saliti a bordo, i dem Delrio e Orfini, il radicale Magi e Fratoianni di Sinistra italiana, decidono di «non scendere finché non li sbarcano tutti». Solo uno ne scenderà alle 22,40: un ragazzo evacuato, per forti dolori addominali, con il fratellino undicenne. La comandante della nave, Carola Rackete, che da quando ha raccolto i migranti ha puntato dritto a Lampedusa sfidando il decreto di diffida del governo, ieri ha provato di nuovo a forzare il blocco. Ma a un miglio dalla costa la Guardia di Finanza le ha sbarrato la rotta. «Se si rispetta la legge, se l’equipaggio che ha infranto la legge viene arrestato o espulso, se la nave viene fermata e sequestrata e la smette di andare in giro per il Mediterraneo, e se i 42 immigrati non rimangono in Italia ma vanno in giro per il resto dei paesi europei io li faccio sbarcare anche tra 5 minuti. Non voglio che siano gli italiani a pagare per errori degli altri». Dunque, la linea di Salvini non cambia e la Sea Watch può attendere ancora. E infatti a sera la rassicurazione «la situazione si sta sbloccando», data alle cinque del pomeriggio dalla Guardia di Finanza per tenere buona la capitana, resta tale. Intanto, da Bruxelles, il commissario Dimitris Avramopoulos (Affari Interni) lancia un appello agli altri Stati affinché accettino la redistribuzione dei migranti salvati dalla Sea Watch. Alcuni hanno già dato la loro disponibilità di massima. Ma le minacce fatte trapelare dal governo non aiutano: l’idea di non registrare più chi arriva in Italia e il piano per blindare il confine con la Slovenia non fanno altro che irritare ulteriormente i partner.

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