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Primo Piano, politica estera: Sea Watch forza il blocco, il piano del Viminale

La nave Sea Watch ha atteso fino a notte di poter attraccare al porto di Lampedusa, dove ieri erano stati schierati i carabinieri. E dove oggi sono attesi i magistrati della procura di Agrigento. A loro, che hanno indagato il ministro Matteo Salvini per sequestro, per il caso della Mediterraneo, spetta applicate le nuove norme che fanno chiedere a Salvini l’intervento per fermare «l’atto ostile». «E’ una nave piratesca e io continuo a non autorizzare alcuno sbarco», dice il ministro. Dopo 14 giorni d’attesa al limite delle acque territoriali italiane, la nave ong con 42 migranti a bordo ieri ha sconfinato e non s’è fermata neanche davanti all’alt di una motovedetta della Finanza. II decreto sicurezza bis parla chiaro: multa di 50 mila euro e confisca della nave che non rispetti il divieto di entrare in acque territoriali. Ha un piano segreto, il ministro Salvini. Contro l’Europa matrigna «che se ne frega» del problema migratorio e che «si sveglia solo quando c’è da battere cassa», si prepara a una escalation. È pronto alla guerra totale, minando sia il Trattato di Dublino, sia quello di Schengen. Già, perché questo significa la minaccia di non inserire più nella banca dati le impronte digitali dei migranti sbarcati in Italia oppure la costruzione di una barriera di filo spinato alla maniera ungherese verso la Slovenia. Con il trucco di non immettere più i dati nel sistema di Dublino, «si scardinerebbe il sistema stesso», sintetizzano le fonti del ministero dell’Interno.

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