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Primo Piano, politica estera: Sentenza Usa-Messico, Israele intercettava Trump

Per Donald Trump è «una grande vittoria». Per il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, «una decisione allucinante». Mercoledì 11 settembre la Corte Suprema americana ha ripristinato la forza legale del provvedimento adottato il 16 luglio scorso dal Dipartimento di Giustizia. E una misura provvisoria, emergenziale che impone ai richiedenti asilo negli Stati Uniti di presentare domanda nei Paesi di provenienza, cioè Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador. Il 24 luglio il giudice federale del North District della California aveva bloccato il decreto di Washington, accogliendo il ricorso depositato dalla East Bay Sanctuary Covenant di Berkeley e da altre organizzazioni non profit affiliate alla Aclu, l’American Civil Liberties Union. La Corte ha deciso con una maggioranza schiacciante: 7 a 2. Ci sono altri ricorsi pendenti nelle corti federali Usa. Ma la sentenza della Corte è un segnale chiaro. Si apprende intanto, che il Mossad spiava i cellulari di Donald Trump ed è stato scoperto. L’intrusione non ha suscitato reazioni particolari da parte della Casa Bianca, tanto che è emersa soltanto un anno dopo, con uno scoop del quotidiano «Politico». La notizia però piomba sulla campagna elettorale di Benjamin Netanyahu che martedì prossimo si gioca la sua carriera politica in una sfida all’ultimo voto. Il premier israeliano ha negato tutto da Sochi, dove ieri ha incontrato Vladimir Putin. Ma proprio i rapporti privilegiati con i leader americano e russo, una volta il suo punto di forza in politica estera, appaiono logorati. Nella ricostruzione di «Politico», il dipartimento per la Sicurezza interna ha scoperto nell’ottobre del 2018 dispositivi elettronici piazzati vicino alla Casa Bianca e in altri luoghi sensibili di Washington.

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