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Primo Piano, politica estera: Serraj chiede aiuto a Salvini

Incontro a sorpresa, e teoricamente segreto, tra Matteo Salvini e il premier libico al-Serraj: avviene a Milano, in prefettura, e senza che preliminarmente ne sia informato il resto del governo. Serraj ha infatti individuato nel leghista il vero uomo forte del governo italiano ed è a lui che è venuto a chiedere una svolta nella nostra politica. Ora che sul campo la situazione militare si è rovesciata e che le truppe di Haftar sono in ritirata sotto la spinta delle potenti milizie di Misurata, il premier del governo di Tripoli è piombato in Italia per conferire con Salvini e ottenere di farla finita con le timidezze, i dubbi, le oscillazioni. O con noi o con Haftar, il senso del suo discorso. E ha avuto come baricentro la pressante richiesta di quest’ultimo riguardo a un coinvolgimento più incisivo dell’Italia, addirittura «risoluto», nella tormentata scena libica: «Se la situazione non tornasse rapidamente alla stabilità – sarebbe il senso delle parole del presidente di Tripoli – l’Italia rischia di vedere arrivare sulle sue coste non decine o centinaia, ma legioni intere di fuggitivi». Uno scenario da brividi che, oltretutto, renderebbe assai più complicato fermare gli arrivi di persone provenienti da un paese dilaniato dalla guerra civile. Certo è che Serraj è volato in Italia per incontrare il ministro dell’Interno. Non il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. In ogni caso, il presidente del Consiglio Conte sarebbe stato informato in anticipo dell’incontro dallo stesso Salvini. Il vicepremier avrebbe promesso di fornire altre motovedette alla guardia costiera di Tripoli, oltre che l’addestramento di personale libico in vari comparti. Inoltre, di sostenere gli scambi commerciali con il Paese mediterraneo. Inoltre, Salvini ha certamente promesso a Serraj di sollecitare con ogni energia una presa di posizione dell’Unione europea sulla questione libica. Anche se il retropensiero del leader leghista, secondo quelli a lui vicini, sarebbe privo di sentimenti benevoli nei confronti della Francia e della Germania.

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