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Primo Piano, politica estera: summit Trump-Kim

Il programma per il presidente Trump oggi prevede la firma di un «joint agreement», un accordo con il leader nordcoreano Kim. Questo significa che l’intesa generale su un testo già esiste. I primi colloqui con Kim sono stati molto cordiali. Trump ha detto che «la Corea del Nord e il suo leader hanno enormi potenzialità», se sceglieranno la strada del disarmo. Kim ha definito «coraggiosa» la scelta del collega americano di tenere un secondo summit, dopo quello di Singapore, e ha promesso che «farò del mio meglio affinché sia un successo». Secondo le ultime indiscrezioni, le linee generali dell’accordo si basano su tre punti: dichiarazione della fine della guerra degli Anni Cinquanta; apertura di uffici di rappresentanza nelle rispettive capitali; chiusura del complesso nucleare di Yongbyon, che produce tutto il plutonio e il trizio usato per produrre le armi atomiche, riaprendo le porte agli ispettori internazionali dell’Aiea per verificare. In cambio Kim vorrebbe l’inizio dell’alleggerimento delle sanzioni stabilite in sede Onu, ma la concessione più probabile sembra essere quella di consentire alla Corea del Sud di riprendere subito la collaborazione economica e i progetti di sviluppo congiunti con il Nord. Presidente, dichiarerete la fine della guerra di Corea durante questo vertice? «We’ll see», «vedremo», risponde Donald Trump davanti alle telecamere mentre saluta Kim Jong-un. Parla Kim: «Abbiamo superato molte difficoltà, molti ostacoli per arrivare qui oggi, 261 giorni dopo il nostro primo colloquio, sono fiducioso che avremo un buon risultato e farò del mio meglio». Kim potrebbe portare a casa anche la Dichiarazione di fine della guerra di Corea, ancora ferma al cessate il fuoco del luglio 1953, oltre all’apertura di uffici di collegamento diplomatico e al via libera agli investimenti sudcoreani a Nord del 38° Parallelo. L’inizio del futuro di prosperità.

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