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Primo Piano, politica estera: Trump sfida Mosca

La costruzione di «Fort Trump» potrebbe avvenire a breve , ma intanto gli Stati Uniti e la Polonia hanno firmato un accordo di collaborazione militare, che rappresenta un chiaro segnale alla Russia. Lo hanno fatto durante il vertice di ieri alla Casa Bianca tra i presidenti Trump e Duda, che è servito anche a confermare l’intesa tra l’attuale amministrazione e i governi sovranisti europei. L’accordo prevede l’invio di circa duemila soldati americani nel territorio di Varsavia, che verranno spostati dalla Germania. Si tratterà di un dispiegamento a rotazione, e le truppe saranno ospitate in basi polacche già esistenti, a spese dell’esecutivo locale, che ha stanziato dei fondi per costruire una nuova struttura che potrebbe diventare «Fort Trump». Ciò servirà a non violare il «Nato-Russia Founding Act», cioè l’intesa che escludeva lo schieramento di forze permanenti nel Paese davanti ai confini di Mosca. I media Usa parlano di un accordo che comprenderebbe anche l’invio di uno squadrone di droni “Reaper” per fornire maggiori informazioni di intelligence alla Polonia. Mosse che potrebbero irritare Mosca, anche se gli analisti ritengono che l’aumento dei soldati americani non accrescerebbe di molto la forza deterrente contro le presunte minacce russe. Per il Cremlino sarebbe stato sicuramente più preoccupante una base americana permanente, come chiedeva Duda, che nella sua visita nello Studio Ovale aveva proposto di sborsare due miliardi di dollari e di chiamarla Fort Trump. Intanto ieri il presidente Usa ha fatto uno scivolone durante una conferenza stampa. C’è un piano «segreto» concordato fra Stati Uniti e Messico – ha detto – per risolvere la crisi sui migranti. «L’accordo è proprio qui», ha affermato facendo vedere un foglio rifiutandosi però di rivelarne i contenuti. La Bbc scrive tuttavia che il foglio è stato fotografato dai media e dalle immagini del documento (seppur piegato) è stato possibile leggere che sarebbe stato concordato un piano per designare il Messico come un «Paese terzo sicuro».

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