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Primo Piano, politica interna: Calenda scuote il PD

La prudenza resta massima, ma la lettera di Carlo Calenda al Corriere della Sera («Se sono l’ostacolo io, cedo il passo a Gentiloni») anima la domenica del Pd a tre settimane dalle primarie. Di certo, chi non accetta un passo di lato dell’ex ministro dello Sviluppo economico è Maurizio Martina, segretario uscente e candidato alle primarie, che si dice pronto a far sottoscrivere il manifesto «Siamo europei» ai gazebo il prossimo 3 marzo: «Per me questa è la strada giusta, e se farò il segretario il giorno dopo il mio insediamento proporrò un comitato promotore nazionale per lavorare alle adesioni». Non è dissimile l’approccio di Massimiliano Smeriglio, vicegovernatore del Lazio e ombra di Nicola Zingaretti, che la mette così: «Calenda può essere uno dei protagonisti della ricostruzione. Ma qui nessuno ha il copyright della lista unitaria. Se fosse per me mi piacerebbe vedere una lista aperta alla società civile che va da Massimo Cacciari a Ilaria Cucchi fino a Calenda». Tuttavia sono ore delicate. Il terrore è che l’affluenza alle primarie sia lontana dall’ultima consultazione del 2017. Non a caso Francesco Boccia, che porta in dote a Zingaretti il 4% ottenuto alla convenzione, avverte: «La linea sull’Europa è condivisibile. Ma fino al 3 marzo lavoriamo a far votare tutti alle primarie del Pd. Gentiloni al posto di Calenda? Sia Carlo che Paolo sono due autorevoli iscritti al Pd». E Rosy Bindi, fondatrice del Pd di cui è stata presidente, ammonisce: «Il Pd deve riconoscere i suoi errori e Zingaretti mostrare vera discontinuità. Non sono sorda all’appello del “nonno Prodi”, come lui si è definito a proposito del Pd. Ma devo capire cosa sta realmente accadendo. Sono tra coloro che il Pd deve riconquistare. Ho sostenuto tra i primi che per ricostruire una alternativa a questo governo era necessario che il Pd non si chiudesse nel congresso, ma aprisse un cammino di ricostruzione della sinistra. Come tanti faccio fatica ad emozionarmi ai riti congressuali. Quella di Zingaretti fra le tre mozioni mi sembra la più interessante. Riconosce che va cercata e realizzata una discontinuità con il passato. Ma mi chiedo come sia possibile quando tra i suoi sostenitori ci sono gli artefici delle fasi precedenti».

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