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Primo Piano, politica interna: centrodestra

La piazza sovranista divide il centrodestra e Silvio Berlusconi risponde alle accuse di Giorgia Meloni a Forza Italia, per non aver partecipato alla manifestazione di lunedì davanti a Montecitorio. Mai detto che FdI e Lega sono «fuori dalla porta del centrodestra», smentisce il leader azzurro. Anzi, si fa ogni sforzo per tenere unita la coalizione ed «includervi i movimenti di destra», in ultimo con la proposta di un tavolo comune per concertare l’opposizione al governo Pd-M5S-Leu. Peraltro, rimasta senza risposta. Il Cavaliere è seccato, si capisce dai toni, sottolinea che Fi per tenere insieme l’alleanza ha anche pagato «un prezzo politico alto in termini di visibilità e di consenso», semmai altri non l’hanno fatto. «Non ho reagito – dice – ad alcuna provocazione». L’occasione per ritrovarsi può essere il comune avversario di governo «che nasce dalla fusione di tre diverse sinistre, con un programma di estrema sinistra». L’opposizione pacata e responsabile annunciata da Berlusconi e dai suoi si distingue, però, dai toni urlati e dai gesti forti scelti da Matteo Salvini e dalla Meloni, cui si è aggiunto in piazza Giovanni Toti, uscito da Fi. C’è qualcosa di disperato e autoassolutorio, nell’opposizione che la destra sta delineando: dentro e fuori dalle aule parlamentari. Vengono cancellati errori e contraddizioni commessi prima e durante la crisi provocata dal capo della Lega, Matteo Salvini. Si dimentica che al posto del nuovo commissario europeo agli Affari economici, l’ex premier Paolo Gentiloni, del Pd, poteva esserci un esponente del Carroccio. Bastava che Salvini lo indicasse, come gli era stato chiesto, mentre era in carica il governo con il M5S, e il suo potere era all’apice. La stessa accusa a M5S e Pd di avere «preparato» una nuova maggioranza insieme con le cancellerie occidentali prima della crisi formale, evoca un complotto che la Lega ha finito senza volerlo per favorire.

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