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Primo Piano, politica interna: Conte e le tensioni nel M5S

«Non è all’ordine del giorno, il presidente del Consiglio non ne avverte l’esigenza, è contento dei suoi ministri e dei suoi sottosegretari, e non tollera che qualcuno li tocchi». L’incendio di giornata che Giuseppe Conte è chiamato a domare, usando l’artifizio retorico di parlare di sé in terza persona, riguarda il rimpasto. Quando il presidente del Consiglio lo affronta pubblicamente, il tema della sostituzione di alcuni ministri e sottosegretari ha già fatto bollire i telefoni di Palazzo Chigi. C’è l’antico dossier che riguarda la nomina al ministero agli Affari europei, di cui Conte conserva l’interim dal giorno in cui Paolo Savona s’è insediato alla presidenza della Consob, ormai tre mesi fa. E soprattutto c’è quella «black list» di pentastellati di governo e sottogoverno finiti al centro del fuoco incrociato che arriva dalla Lega, certo; ma anche dalle pagelle insufficienti compilate dai grillini durante la liturgia della «graticola», a cui hanno partecipato i componenti delle commissioni parlamentari. I casi più caldi riguardano due big dell’esecutivo, e cioè Giulia Grillo e Danilo Toninelli. «Disponibile al passo indietro? Ho tanto lavoro da fare», scandisce il titolare delle Infrastrutture, mentre la ministra della Salute prende per buone le voci sul suo conto e lancia l’allarme: «Sarebbe grave se fosse il M5S a volermi sostituire». La reazione dei Cinque Stelle all’inizio è da manuale, con Alessandro Di Battista e il presidente della commissione antimafia Nicola Morra ad agitare la questione morale nel Carroccio. Poi, stranamente, tutto finisce li. Nessun grillino nomina più la Lega e tanto meno Salvini. Lo stesso Morra, che aveva fatto sapere di aver convocato Salvini di fronte all’antimafia (!), precisava che «la richiesta di audizione rientra nelle normali audizioni che tutti iministri devono svolgere». Il perché di una tale retromarcia e del silenzio imbarazzato dei Cinque Stelle si spiega con la bufera che nel frattempo era scoppiata a palazzo Chigi. Gli spifferi usciti dal lungo vertice di governo dedicato alla riforma fiscale e alla procedura d’infrazione europea raccontano infatti di un clima teso, al limite dell’insulto.

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