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Primo Piano, politica interna: deleghe ed intesa Pd-M5S su elezioni regionali

«Ci metteremo tanto cuore, tanta passione e tanto impegno». Così il premier Giuseppe Conte dando il benvenuto ai 42 sottosegretari del governo dopo il loro giuramento nella Sala dei Galeoni a Palazzo Chigi. «Sarà molto importante curare con la massima attenzione il rapporto con le forze politiche rappresentate in Parlamento», è stato l’invito del premier, deciso a imprimere una svolta nel rapporto tra governo e Parlamento rispetto all’era gialloverde. La foto di gruppo è stata replicata poco dopo dal capo politico del M5S Luigi Di Maio, sempre a Palazzo Chigi, con l’intera squadra pentastellata: dopo aver riunito per due volte i “suoi” ministri alla Farnesina, ieri è stata lavolta della “casa” del premier. Nei prossimi giorni con un Dpan saranno assegnate ufficialmente le deleghe della Presidenza del consiglio, mentre i vari ministri assegneranno le deleghe dei loro dicasteri tramite decreti ministeriali. Conte dovrebbe tenere per sé le deleghe ai Servizi, alla Protezione civile e alla Disabilità. La delega sulle Riforme dovrebbe restare nelle mani di Fraccaro, mentre quella all’attuazione del programma dovrebbe andare al ministro pentastelalto per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Quanto alle deleghe ministeriali, le più discusse tra M5s e Pd restano in queste ore quelle dello Sviluppo economico, ministero presidiato dal M5s con il ministro Stefano Patuanelli e con il vice Stefano Buffagni, al quale dovrebbe andare la delega all’energia inizialmente richiesta dal Pd. Altra delega “persa” dai dem è quella delle telecomunicazioni, che dovrebbe andare alla sottosegretaria del M5s Mirella Liuzzi. Nel frattempo, M5S e Pd si sono dati tempi e metodi per avviare le trattative in vista delle regionali, a partire dall’Umbria. Dove i tempi sono strettissimi: le urne apriranno il 27 ottobre, entro 10 giorni vanno presentate le liste. Tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, in contatto telefonico costante, un accordo di massima sembra ormai raggiunto. E prevede innanzitutto di chiudere nella prima regione chiamata al voto, che Salvini spera di conquistare anche grazie alla Sanitopoli che ha travolto la giunta Marini. Sempre che si riesca a conciliare la richiesta del capo grillino di azzerare tutte le candidature a governatore per individuare un nome comune – operazione tuttavia complicata dal rifiuto di Brunello Cucinelli – con la volontà del Pd di sostenere il civico presidente di Confcooperative Andrea Fora. Tessera decisiva di un puzzle ancora tutto da comporre. I due leader hanno infatti deciso che le nove tornate elettorali m programma da qui alla prossima estate verranno affrontate caso per caso. Significa che l’alleanza demo-stellata non sarà di sistema, cioè automatica, ugualmente riproducibile dal Veneto alla Puglia. Ma sottoposta a verifica a livello locale, per misurare la compatibilità della coalizione in quel dato contesto. La prassi seguita sarà la stessa utilizzata per il governo nazionale. Nei territori si comincerà a trattare dai programmi, anziché dai candidati presidenti – anche se Bonaccini in Emilia ed Emiliano in Puglia non intendono fare un passo in dietro. Lo schema è quello adottato con Conte, su cui pendeva il veto iniziale del Pd, poi rimosso.

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