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Primo Piano, politica interna: Lega, il caso Russia e l’incontro al Metropol di Mosca

Nessuna spiegazione. Sull’incontro al Metropol di Mosca dello scorso 18 ottobre, sulla trattativa per una compravendita di petrolio che avrebbe dovuto portare nelle casse della Lega 65 milioni di dollari, sugli altri italiani presenti, su eventuali mandanti politici. Gianluca Savoini, il presidente leghista dell’associazione Lombardia-Russia che ha accompagnato il ministro dell’Interno Matteo Salvini in numerosi incontri in Russia, ha scelto il silenzio. Nessuna risposta ai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro che ieri lo hanno convocato nella sede della Guardia di Finanza di via Fabio Filzi, a Milano, e che nelle scorse settimane lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione internazionale. Per Nicola Zingaretti: «La Procura, e non la politica, dovrà accertare la verità sulla presunta tangente di 65 milioni alla Lega trattata da uno stretto collaboratore del ministro degli Interni. Il quale, però, in maniera goffa ha preso le distanze da questo signore quasi non lo conoscesse, smentito da centinaia di foto ed eventi. Salvini ha anche negato di aver fatto invitare Savoini nelle delegazioni ufficiali ma è stato smentito da Palazzo Chigi. Davvero credono che si possa discutere in Parlamento un decreto sicurezza promosso da un ministro che dice bugie?». Gli fa eco Giuseppe Sala: «Non possiamo dire se hanno preso i soldi, ma credo che possiamo arguire che li abbiano chiesti, prima di tutto. In secondo luogo, l’impressione che mi sono fatto è che si siano mossi con molta disinvoltura, e pochissima esperienza, perché non è irrilevante chi ti apre alcune porte. Da questo punto di vista credo che abbiamo scelto persone sbagliatissime, non solo con un’immagine, ma anche un curriculum non immacolato. Quindi non posso che vedere male tutto ciò. Lasciamo ora che la magistratura indaghi». La prossima settimana davanti ai componenti del Copasir arriverà il direttore dell’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna) Mario Parente. Perché dovranno essere proprio loro a rispondere ai numerosi interrogativi tuttora aperti su quella trattativa che ha avuto uno dei suoi momenti chiave nell’incontro avvenuto il 18 ottobre 2018 all’Hotel Metropol di Mosca. Svelando che tipo di attività sia stata effettuata dagli 007 per ricostruire quanto accaduto finora e coi chiarire se l’attività del consigliere di Salvini a Palazzo Chigi Claudio D’Amico e dell’ex portavoce del leader leghista Gianluca Savoini possa aver messo a rischio la sicurezza nazionale.

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