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Primo Piano, politica interna: Pd, Matteo Renzi verso l’uscita

Nemici mai, giura Matteo Renzi. Ma l’ex premier ed ex segretario lascia il Pd. Non ascolta gli appelli di Zingaretti, non crede a un’unità che considera di facciata. «Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini», dice. E spiega le ragioni di una scelta destinata a cambiare tutto. Ha davvero deciso lo strappo? «I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi pd perché saranno “derenzizzati”. E per il governo probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. II ragionamento è più ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi». Cosa non ha ottenuto dalla nascita del nuovo governo che giustifichi l’addio? «Non è questo il punto. Se penso a come erano rappresentate le istituzioni un mese fa dico che il Conte bis è un miracolo. Aver mandato a casa Salvini resterà nel mio curriculum come una delle cose di cui vado più fiero». Spiazzato, preoccupato, allibito. Gli aggettivi che condensano l’umore e i sentimenti di Giuseppe Conte di fronte all’accelerazione di Matteo Renzi sono questi, frutto di un’altalena emotiva che il presidente del Consiglio per tutto il giorno deve dissimulare. Non ci può credere. Non vuole crederci e fino a sera attende la telefonata, prevista, con l’ex premier sperando in un suo ripensamento all’ultimo secondo. Che non avviene. Renzi gli comunica che lascia il Pd, assicurandogli un «sostegno». Ma il capo del governo non si fida. «Perché lo fa? Perché ora?». Con i suoi collaboratori, Conte si fa domande e cerca di darsi anche le risposte. Quelle che può avere, provando a entrare nella sua testa, e che vanno al di là delle rassicurazioni di rito che Renzi gli ha offerto. Secondo il presidente del Consiglio è evidente che il suo obiettivo siaquello di sganciarsi per contare di più all’interno della maggioranza che sostiene il governo, stravolgere i rapporti di forza, costringere il premier, il Pd e il M5S a sedersi con lui al tavolo, a guardarlo in faccia, a riconoscergli una legittimità che il corteggiamento tra grillini e democratici aveva già accantonato. «Potere, potere, potere»: Conte non si dà altre ragioni per spiegare la mossa a sorpresa di Renzi. Si, a sorpresa. Perché così è percepita per i tempi scelti. Renzi vuole partecipare al gran ballo «delle nomine, delle grandi aziende pubbliche, che si terranno in primavera». E ancora. «Sta guardando in prospettiva, a quando potrà pesare di più sulla nomina del futuro presidente della Repubblica».

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