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Primo Piano, politica interna: Pd Umbria, dimissioni del Presidente della Regione

La resa arriva al tramonto, dopo una giornata trascorsa nel palazzo della Regione trasformato in fortino. È allora che Catiuscia Marini decide di compiere il sacrificio che mai avrebbe voluto: rassegnare le sue dimissioni. «Io sono una persona per bene» protesta nella lettera scritta, riscritta, strappata e infine consegnata al presidente dell’assemblea. Quindici righe in tutto: «Quello che sta accadendo mi addolora, ma sono sicura che ne uscirò a testa alta. Non ho niente a che fare con pratiche di esercizio del potere non rispettose delle regole e della trasparenza. Ma le istituzioni, che intendo tutelare, vengono prima delle persone che le guidano». Impossibile fare altrimenti. Nicola Zingaretti le ha chiesto un passo indietro. Per recapitare il messaggio ha spedito a Perugia Walter Vermi, neo-commissario del partito umbro: è lui che, in oltre tre ore di colloquio, le spiega perché ritirarsi è inevitabile, restare significa compromettere la corsa del Pd alle europee, la possibile rimonta sui grillini. L’avviso di sfratto notificato dal leader a mezzogiorno durante l’incontro alla Stampa Estera: «Confido nel senso di responsabilità della presidente perché faccia ciò che è più utile all’Umbria». E la Marini si dimette e dichiara: «Pensavo che il Pd del 2019 fosse una forza riformista e garantista, non una comunità di giustizialisti. Mi sbagliavo. Rimanere presidente avrebbe limitato le mie possibilità di reagire. Non l’ho fatto per il partito, l’ho fatto per me. Voglio tutelare il lavoro di questi anni, non voglio che siano messi in discussione il mio ruolo e la mia onorabilità. Ho sempre combattuto i sistemi di potere e le consorterie. Politicamente mi sento in campo perché non ho nulla di cui vergognarmi. Le dimissioni mi permettono di fare tutto quello che ritengo utile per il Pd dell’Umbria».

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