Privacy Policy

Primo Piano, politica interna: richiamo di Mattarella a Conte

Prendiamo i decreti, lo strumento di cui più frequentemente il governo si serve per la realizzazione del proprio programma. Vengono approvati in Consiglio dei ministri con la formula «salvo intese», insomma senza accordo su nessuno dei punti qualificanti del provvedimento, e poi, dal giorno dopo la seduta a Palazzo Chigi, parte la negoziazione politica tra Lega e 5 stelle. Mirata, troppo spesso, non a smussare le divergenze per consentire il varo effettivo del testo, ma a innescare un gioco di veti reciproci da usare poi per rivolgersi agli elettori e accusare l’alleato-avversario di essersi rimangiato la parola. È andata così in tutti i casi più recenti, dallo sblocca-cantieri al decreto sulla crescita, rimasti praticamente lettera morta. E nel frattempo le settimane passano, il Parlamento aspetta, e i testi che prima o poi, più poi che prima, saranno approvati, difficilmente corrisponderanno agli annunci già fatti, visto che nel frattempo occorre trovare le coperture economiche e non sempre si trovano. Il paradosso è che il decreto sblocca cantieri è diventato esso stesso un cantiere, quasi eterno. Dovrebbe sbloccare opere per svariati miliardi di euro ed è bloccato esso stesso. Ha già stabilito un record della Repubblica: non ce n’è traccia a 28 giorni dall’approvazione, Lega e Cinque Stelle continuano a non essere d’accordo su singole norme, articoli estranei sarebbero entrati nel testo approvato «salvo intese» quasi un mese fa, snaturandone l’impianto originario, il che significa che a rigor di logica, ma anche di legge, il provvedimento andrebbe approvato di nuovo in Consiglio dei ministri prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Di questo hanno parlato ieri il capo dello Stato Sergio Mattarella e il capo del governo Giuseppe Conte. Un discorso sul metodo, una tirata d’orecchie da parte del Colle, una discussione franca su modo di governare che sta snaturando la natura del decreto legge, già peraltro abusata da tutti i governi. Solo che in questo caso, come nell’altro del decreto crescita – anche questo approvato con tanto di fanfara e rimasto impigliato nei dubbi della Ragioneria, nelle pastoie di un testo che ha accolto norme di natura di diverse, che ha problemi di copertura per gli stanziamenti sul terremoto – il metodo seguito da Palazzo Chigi ha imposto al Quirinale una sorta di richiamo ufficioso. Insomma per il presidente Mattarella non si può andare avanti in questo modo, sia per la forma che per la sostanza.

,