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Primo Piano, politica interna: scontro Conte-Salvini su manovra finanziaria

L’operazione che è scattata tra Palazzo Chigi e i 5 Stelle è mettere il Russiagate sul tavolo per arginare la scalata politica e di potere di Salvini. E dunque la vicenda dei fondi russi va necessariamente letta insieme a quello che ieri è stato il casus belli tra il capo leghista e Conte: l’incontro del ministro dell’Interno con le 43 sigle sindacali e imprenditoriali per parlare di manovra. Un avvio di negoziato sulla legge di bilancio che era stato ampiamente annunciato dallo stesso ministro – lo aveva programmato da almeno due settimane – ma su cui ieri il premier ha dato l’altolà ricordando la titolarità innanzitutto di Palazzo Chigi e poi del Mef. «Contenuti e tempi li decido io», ha più o meno risposto così a Salvini eccependo ragioni di rango istituzionale. Dentro il caso manovra, ne esplode un altro: la partecipazione al vertice dell’ex sottosegretario Armando Siri, consigliere economico di Salvini indagato per corruzione. II primo a denunciare quanto alto sia il potenziale esplosivo della maxi riunione è proprio Conte, che si difende dall’assalto del suo vice e attacca, con il più severo dei moniti: «Se qualcuno pensa che si anticipano i dettagli di quella che si ritene debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale». La critica riguarda la forma, ma ancor più la sostanza. «La manovra viene fatta qui dal presidente del Consiglio con il ministro dell’Economia – avverte Conte -. Non si fa altrove, non si fa oggi e i tempi li decide il premier. Non altri». È l’avviso più duro che il premier abbia mai spedito all’indirizzo di colui che, da tempo, mirerebbe a spodestarlo. Per restare sul piano della politica, c’è da notare il progressivo slittamento del presidente Conte da una posizione di terzietà rispetto ai due eterni (finti?) litiganti a un più attivo coinvolgimento politico a fianco dei cinque stelle e contro Salvini. Se ricordiamo quel video rubato dalle telecamere lo scorso febbraio, a margine del vertice di Davos, la distanza appare ancora più grande e sono passati appena cinque mesi. Allora Conte poteva assicurare a Merkel che la sua «forza» derivava appunto dall’essere baricentrico rispetto ai due stakeholder della maggioranza. «La mia forza – confidò all’orecchio della Cancelliera – è che se io dico “ora la smettete”, loro non litigano».

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