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Primo Piano, politica interna: scontro sulla Giustizia

Salvini scatenato come non mai contro la gip di Agrigento Alessandra Vella. Bonafede contro Salvini pronto a difendere l’indipendenza della magistratura. Il ministro degli Interni è talmente scatenato da ipotizzare una riforma complessiva della magistratura, di cui vorrebbe cambiare tutto: accesso, percorsi formativi, progressione di carriera (e si sa che il vicepremier spinge per una separazione delle carriere). Tanta foga mette in imbarazzo i partner di governo. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede tenta di frenarlo: «Non voglio fare polemiche, ma dal mio punto di vista l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono valori sanciti dalla nostra Costituzione, che vanno rispettati. Ciascuno può essere d’accordo o no con una decisione dellamagistratura, ci mancherebbe, ma non si dovrebbe arrivare ad attaccare il singolo magistrato parlando di togliersi o non togliersi la toga, di candidarsi in politica». Tutti i togati del Csm intanto si schierano a fianco della collega per cui chiedono una pratica a tutela. E l’Anm durissima contro Salvini «per i commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria». Uno scontro infinito, dal quale emerge la rabbiosa violenza di Matteo Salvini che critica la decisione del giudice. Era già accaduto con il capo della procura di Agrigento Luigi Patronaggio per la Diciotti, ma stavolta l’aggressione di Salvini è tale da spingere il Guardasigilli Alfonso Bonafede a mettere paletti. Per lui, come per il Csm e l’Anm, è difficile contrastare un ministro che passa l’intera giornata a insultare Vella. Comincia appena la decisione diventa nota. La definisce «vergognosa», «una scelta incredibile con motivazioni incredibili nei confronti di chi ha messo a rischio la vita di alcuni finanzieri». Ecco l’insinuazione sulla sua presunta ideologia: «Nessuno mi toglie dalla testa che quella di Agrigento è una sentenza politica. Urge riforma della giustizia, questa non serve». Per chiudere con un «togliti la toga, candidati con il Pd e vieni in Parlamento».

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