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Primo Piano, politica interna: stallo sulla riforma della giustizia

Un Consiglio dei ministri travagliato, interrotto più volte, preceduto da una gragnuola di colpi alla riforma della giustizia sparati già di prima mattina da Matteo Salvini via social e poi puntellato da infinite riunioni a margine tra il leader della Lega e il ministro Giulia Bongiorno, che ha guerreggiato a lungo con il ministro Alfonso Bonafede. La riunione fiume, iniziata alle 15, va avanti fino a sera inoltrata, con un disegno di legge di riforma della giustizia penale e civile più volte rimaneggiato. A mezzanotte il consesso si scioglie. I messaggi che escono sono contraddittori. Non si vuole dire che c’è rottura, ma non c’è neanche accordo. Si decide di usare una formula quanto meno ambigua, cioè che si sarebbe raggiunto un accordo sulla riforma civile e sul Csm, «salvo intese» sulla parte penale. Di più. La Lega fa sapere che il testo è «da riscrivere» integralmente. Tutto da rifare. Difficilmente la riforma vedrà la luce, considerando anche i chiari di luna a Palazzo Chigi. Il Carroccio, spiegano fonti leghiste, «è per lo stato di diritto, per tempi certi perla giustizia. Servono manager nei tribunali che garantiscano il rispetto dei tempi, servono nuove regole sulle intercettazioni, la separazione delle camere. La Lega non vuole i cittadini ostaggio a vita della giustizia e non accetta riforme di facciata». Dai 5 Stelle trapela frustrazione: «È incomprensibile l’ostruzionismo leghista». Difficile concentrarsi sulla giustizia, su come cambiarla e come cancellare la riforma dell’alleato, se la testa va altrove. Al decreto Sicurezza bis, sommerso di emendamenti, con i numeri che ballano in Senato, e sul quale Matteo Salvini chiede la fiducia. Ma poi c’è il caso della moto d’acqua della Polizia cavalcata dal figlio, le nuove notizie di indagine su Armando Siri, le ultime rivelazioni che complicano le cose all’uomo di Mosca, Gianluca Savoini.

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