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“Riaprite le frontiere”: l’appello delle Comunità montane di confine

La riapertura delle frontiere all’interno dell’Unione europea è questione centrale della Fase 2, anche per il rilancio del turismo, attualmente all’esame dei singoli Stati membri e della stessa Commissione di Bruxelles. In tal contesto s’inserisce l’appello lanciato dai Comuni e dalle Comunità montane di confine, in particolare da Massimo Mastromarino, Sindaco di Lavena Ponte Tresa, da Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello, e da Simone Castoldi, presidente della Comunità montana Valli del Verbano. L’agenda politica deve affrontare con urgenza la questione della riapertura delle frontiere – chiedono con forza questi amministratori – Riaprire tutte le frontiere con il Canton Ticino, al più presto. Questo il messaggio inviato con una lettera ai parlamentari del territorio varesino e comasco al presidente della Regione Lombardia e a tutti gli assessori e consiglieri regionali.

Non c’è dubbio, iunfatti, che i provvedimenti in via di definizione da parte del Governo e della Regione per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus non possono non riguardare la zona di Confine tra il Canton Ticino e le Province di Varese e Como, quell’area cioè, comunemente definita Regione Insubrica, fortemente connotata da una economia transfrontaliera, caratterizzata da una parte dal frontalierato in Ticino, dall’altra da attività commerciali e di servizio in provincia di Como e Varese. «Con le recenti aperture da parte del Cantone, i lavoratori frontalieri delle 2 province che attraversano giornalmente il confine superano le 35.000 unità – scrivono i tre amministratori locali – Un confine “permeabile”, che ha garantito il funzionamento del sistema sanitario e produttivo ticinese, scongiurando il temuto contagio di ritorno che, grazie anche alla collaborazione tra i diversi attori del territorio, non si è verificato. Se quindi i frontalieri attraversano quotidianamente il confine, la stessa cosa non  avviene oggi né per i ticinesi e neppure per i nostri connazionali che per motivi di lavoro o familiari dimorano nel Cantone, e che non possono venire nelle nostre province per acquisti, servizi, necessità o ricongiungimenti familiari». Questa rigida limitazione, mina una delle due componenti dell’economia transfrontaliera, il cui tessuto rischia di essere compromesso definitivamente: «Il confine con il Ticino non può essere considerato alla stregua di altri confini territoriali – concludono il ragionamento – perchè è rimasto permeabile da subito. Gli spostamenti all’interno delle 2 provincie di Como e Varese, verso il Cantone sono più importanti e frequenti di quelli verso altre province o altre regioni. Per questo motivo le limitazioni oggi vigenti verso altri stati esteri non possono essere applicate con la stessa logica al territorio insubrico. Chiediamo pertanto la riapertura delle frontiere italiane tra Canton Ticino e le province di Varese e di Como. Chiediamo ai parlamentari, alla Regione e ai suoi consiglieri che ci rappresentano, di essere voce di un territorio che rischia oggi di perdere la propria identità».

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